La Farnesiana e Leopoli-Cencelle: cronaca dell’escursione

L’escursione della Castellina prende il via dal borgo della Farnesiana, circa 7 km dopo Allumiere in direzione del cimitero. Prima di partire per la camminata Alberto e Mauro ci forniscono una serie di notizie storiche che riporto di seguito, integrate con una veloce googleata.

Il borgo si sviluppò a partire dal 1590-1591, quando un appaltatore dell’allume, della famiglia degli Olgiati, deviò il corso del torrente Campaccio per alimentare un mulino di nuova costruzione. Successivamente fu costruito un convento per i cappellani farnesiani, dei preti gesuiti legati alla famiglia Farnese, che giunsero da Roma per gestire il mulino. Il borgo comprendeva, oltre al mulino e al convento, alcune abitazioni e la chiesa di Santa Severella. La proprietà dei Farnese è attestata dalla presenza, sulla facciata del borgo, di uno stemma con sei gigli, simbolo dei Farnese, sormontati da un simbolo cardinalizio. Tale stemma è attribuito ad Alessandro Farnese, cardinale e omonimo del nonno, papa Paolo III (morto nel 1549). Il cardinale Farnese morì nel 1589 quindi è da verificare se il convento fu costruito prima di tale data, e quindi anche del mulino, oppure se l’attribuzione a lui dello stemma non sia errata. I cappellani rimasero alla Farnesiana fino al 1753-54 quando la proprietà passò alla Camera Apostolica.

Il borgo comunque aveva perso d’importanza alla fine del XVII secolo a causa del restauro dell’acquedotto di Traiano che forniva Civitavecchia. Infatti le acque delle sorgenti dei 5 Bottini e della Trinità furono deviate per l’acquedotto e quindi sottratte al torrente Campaccio. Per tacitare le proteste degli allumieraschi fu costruito un altro mulino in luogo idoneo.

Tra il 1810 e il 1865 la proprietà fu del Monte di Pietà. In questo periodo fu edificata la chiesa neogotica attuale, datata 1836 (1850 secondo altre fonti).

Nel 1877 il borgo e le terre furono acquistate dalla famiglia Guglielmi-Sacchetti dopo che la proprietà era passata alla Cassa Depositi e Prestiti in seguito alle vicende della presa di Roma. Con il marchese Guglielmi il borgo giunse all’apice dello splendore, infatti periodi della mietitura la popolazione arrivava a 300 persone tutte coinvolte nei lavori della campagna.

Negli anni venti un Guglielmi, senatore del regno, ottenne il passaggio della ferrovia vicino alle sue terre, per poter trasportare via treno le pecore e il bestiame. La stazione di Allumiere infatti è a poche centinaia di metri dal borgo della Farnesiana e rimase in funzione fino agli anni sessanta.

Durante la guerra la zona diede rifugio agli sfollati di Civitavecchia, costretti alla fuga dai bombardamenti che distrussero la città. Nel 1944 il ferroviere Tonino Maisano, poco più che trentenne, e Mariano Giuliani, un bambino di 11 anni, restaurarono e rimisero in funzione il mulino che giaceva abbandonato da anni. L’acqua accumulata in due laghetti a monte consentiva al massimo un paio d’ore di funzionamento, sufficiente per le esigenze delle famiglie sfollate (testimonianza orale da me raccolta).

Terminato il briefing marciamo decisi verso la sinistra e impenetrabile macchia di Palano. Ad Allumiere dicono: “Lascialo a Palano”, quando suggeriscono di liberarsi di qualcuno. Lungo la strada ammiriamo lecci, roverelle e querce da sughero. Facciamo scorta di bacche di mirto che con l’alcool trasformeremo nell’aromatico liquore.

Durante la sosta per il pranzo la famiglia Piras riscalda il gruppo con generosi bicchieri fumanti di vin brulé.

Usciamo dalla macchia e raggiungiamo Ripa Maiale, una ripida parete rocciosa che troviamo sfidata da una quindicina di rocciatori. Mauro Tisselli ci conduce nel luogo dove si apriva la caverna che conteneva la sorgente alimentante dell’acquedotto sotterraneo di Cencelle. Qui sorgeva un’ara votiva. Dei cerca-tesori, una cinquantina d’anni fa, cercarono di far riaffiorare la sorgente con l’esplosivo, provocando invece il distacco di parte della parete rocciosa e la conseguente scomparsa della caverna.

Lungo un’antica via etrusca, ancora riconoscibile per la presenza di pietre basolari sparse, raggiungiamo la città di Leopoli-Cencelle. Qui Claudia e Mauro ci raccontano della città. Di seguito riporto parte delle notizie dateci, integrate anche questa volta da una veloce googleata.

Papa Leone IV fece costruire una nuova città, a lui intitolata con il nome di Leopoli, per ospitare la popolazione di Centumcellae in fuga a seguito dell’occupazione saracena. Le fonti narrano che il Papa fu commmosso dagli abitanti per quarant’anni raminghi nei boschi. Ciò data la distruzione all’813, ma sembra più probabile che i Saraceni distrussero la città nell’828 e ne mantennero il controllo come avamposto verso Roma. Al di là della motivazione umanitaria, la vera ragione per la fondazione di Leopoli fu strategica. All’epoca il Mignone si impaludava in prossimità della foce. L’unica strada verso nord passava per il ponte del Bernascone che veniva così ad essere protetto dalle mura di Leopoli che controllava anche l’accesso alla valle del Mignone. Ciò però non impedì  ai Saraceni di depredare la Tuscia risalendo il Mignone in particolare nel decennio 872-882. Il luogo in cui sorse Cencelle era abitato sin dall’epoca pre-romana e ciò evidente in alcuni tratti basali delle mura superstiti.

Il 15 agosto 854 papa Leone giunse da Roma per consacrare la città che in quella data già doveva esistere nelle sue strutture principali. Per essa fu raramente usato il nome di Leopoli; infatti i documenti la indicano come Centumcellae, Centocelle, Cencelle. Ciò ha tratto in inganno molti storici che hanno attribuito alla Centumcellae romana documenti di quella leonina.

La leggenda narra che nell’889 (904 o 910 secondo alcuni), la popolazione, riunita sotto una quercia, ascoltò l’Ottimo Consiglio del marinaio Leandro che suggerì di tornare a Centumcellae che prese poi il nome odierno di Civitavecchia. In realtà Civitavecchia non fu mai totalmente abbandonata e né lo fu Cencelle. Le due città coesistettero fino alla scoperta dell’allume intorno al 1460 quando le necessità delle attività estrattive e dell’esportazione spostarono l’interesse economico sull’area di Allumiere/Tolfa e sul porto di Civitavecchia.

Parte delle mura, aventi un perimetro di 740 metri, è ancora in piedi così come qualche torre. Sono evidenti le parti basali dei muri di molte costruzioni. L’abitato, situato su una collina, aveva tre porte di accesso, due in origine e una successiva, sette torri e cinque chiese. Gli scavi hanno messo in evidenza un complesso episcopale con un cimitero, la cattedrale e il battistero e di un complesso civile, nella parte orientale, formato da case a schiera del XIII-XIV° sec. a pianta quadrangolare. Il piano terra era utilizzato come bottega o magazzino e il piano superiore come abitazione.

E’ emozionante passeggiare tra le rovine anche se il teschio umano, che affiora dal terreno nell’area cimiteriale, conferisce un’atmosfera sinistra al luogo.

Si è fatto tardi; avremmo dovuto seguire il percorso dell’antica ferrovia e attraversare una galleria per arrivare fino alla stazione di Allumiere. Decidiamo di seguire la strada carrabile che ci porta, dopo circa 25 minuti, di nuovo al borgo della Farnesiana, punto di partenza e di arrivo.

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