La Castellina a Narni – parte terza

Terza e ultima parte della cronaca (leggi la prima, leggi la seconda).

Da un cancello, che si affaccia sui giardini di San Bernardo, si scende verso la biglietteria della Narni sotterranea. Qui sorgeva il complesso del convento di San Domenico, in parte scaricato a causa di una bomba sganciata per errore durante l’ultima guerra.

Nel 1979 un gruppo di giovani appassionati di speleologia atterrò nell’orto di Ernani, un anziano signore che coltivava un appezzamento proprio sotto i giardini. Quando seppe che i ragazzi erano appassionati di grotte, gli mostrò un buco nel terreno a margine dell’orto. Gli chiese di andare a vedere cosa ci fosse, con l’accordo che avrebbero fatto a mezzi, nel caso fosse stato un tesoro. I ragazzi trovarono veramente un tesoro, infatti, alla luce delle torce apparvero gli affreschi di una chiesa che loro chiamarono Santa Maria della Rupe. Continuando l’esplorazione in più riprese trovarono un pozzo romano rivestito di coccio pesto e un ambiente di forma rettangolare. Praticarono un foro in una parete e si ritrovarono nel ripostiglio della signora Rosita che con il marito acconsentì alla prosecuzione dei sondaggi (In verità dovette farlo di fronte al fatto compiuto). Dal ripostiglio, tramite un altro foro, i giovani si ritrovarono in un corridoio che sbucava in un’ampia stanza. Tramite una porta i ragazzi accedettero a un altro locale che presentava le pareti e il soffitto interamente pieno di scritte e disegni: era una cella. In breve fu chiaro ai giovani che avevano scoperto la prova dell’esistenza dell’inquisizione a Narni. I domenicani quando, nel 1860, lasciarono il convento, requisito dal governo, murarono i locali utilizzati dall’Inquisizione. Tali locali in precedenza erano stati usati come carcere anche dai francesi che inoltre trasformarono la chiesa in una cantina.

Qualche tempo dopo la scoperta vennero delle persone dal Vaticano a visitare i locali scoperti. Roberto Nini, uno degli scopritori, chiese il permesso di consultare l’archivio vaticano. Da tale consultazione emerse la conferma che l’attribuzione di quei locali era corretta. Tuttavia mancavano i resoconti dei processi che si erano svolti la dentro. I documenti erano stati trafugati dai francesi e adesso erano sparsi per tutta Europa. Il cardinal Martini fu incaricato dell’acquisto di tali documenti e effettivamente riuscì a riportarne diversi in Vaticano, ma aveva dei concorrenti tra gli anglicani, anch’essi interessati ai documenti. A quanto pare tutto ciò che riguardava Narni era custodito nel Trinity College di Dublino.

Una coppia di giovani, lui italiano, lei irlandese visitarono i sotterranei qualche tempo dopo. Come a noi, anche a loro fu raccontata tutta la storia e la ragazza rivelò che un suo compagno di studi era diventato archivista al Trinity College. Tramite questo contatto Roberto Nini venne in possesso delle trascrizioni degli interrogatori svolti li. In particolare di quello di Domenico Sciabocchi, che imprigionato nel 1726 per bigamia, riuscì a fuggire travestito con il saio del domenicano che uccise. Ripreso fu condannato a trascorrere il resto della vita su una galera a Civitavecchia.

Affascinante è la spiegazione della simbologia dei graffiti che riempiono le pareti. Quasi tutti fatti da tale Lombardini, imprigionato e torturato per 90 giorni nel 1759 per aver fatto fuggire un collega incarcerato per bestemmia. Pare che egli fosse il capo degli sbirri di Spoleto, persona colta e massone.

Non mi dilungo sul falconiere, sull’albero della vita, sul sole, sulla luna e sulla misteriosa scritta SOFFIZIO OVA. Cito soltanto il graffito del miracolo di San Nicola che il Lombardini incise per rimarcare la propria innocenza. Un macellaio offrì a San Nicola della carne per indurlo al peccato. Il santo però la riconobbe come umana e trovata una botte con dentro gli altri resti ridiede la vita ai tre bambini innocenti che erano stati uccisi per quel macabro scopo.

Interessante è anche il conteggio delle ore, effettuato in brutta sulla parete adiacente alla finestrella e riportando in bella sulle altre. Ci sono graffiti, date e firme anche di altri torturati che però hanno sempre rispettato e mai si sono sovrapposti a quelli del Lombardini, evidentemente riconosciuto come persona degna di rispetto.

Per approfondimenti invito alla lettura di “Alla ricerca della verità”,  il libro  scritto da Roberto Nini, che racconta tutta la storia della scoperta dei sotterranei. Si legge come un romanzo ma tratta di fatti veri. Invito inoltre alla visita del sito di Narni sotterranea.

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