La Villa dei Quintili

Pubblico l’importante contributo di Eligio Rous sulla Villa dei Quintili (foto).

La villa era la più estesa del suburbio romano. Lo stato ha acquistato nel 1985 dagli eredi Torlonia gran parte dell’area occupata in antico dal grandioso complesso residenziale.
Il sito era noto nella cartografia antica come “Statuario” per la ricchezza delle opere d’arte o come “Roma vecchia” perché le imponenti rovine evocavano un’antica città.
Il luogo aveva in età romana un significato sacro e leggendario:qui, infatti, si conservano Appia anticaancora tre tombe a tumulo attribuite già dallo storico Livio agli Orazi e Curiazi che, al tempo del re Tullio Ostilio si affrontarono in questo luogo nel combattimento che valse a Roma la supremazia su Alba Longa e sul Lazio. Solo nel 1828 il ritrovamento di alcune “fistule acquarie” di piombo con impresso i nomi di Sesto Quintilio Condiano e Sesto Quintilio Valerio Massimo ha permesso di identificare i proprietari dela villa nei due fratelli Quintili, noti personaggi della vita pubblica ricordati dalle fonti letterarie anche per la cultura, l’abilità militare,la concordia e la ricchezza, protetti dall’imperatore Marco Aurelio. L’imperatore Commodo li fece uccidere nel 182 d.C. con l’accusa di aver congiurato contro di lui e confiscò tutte le loro ricchezze, compresa la villa sulla via Appia dove amò risiedere lontano dalla città.

L’area archeologica

Nei primi anni del Novecento Thomas Ashby, archeologo eVilla dei Quintili fotografo, conoscitore del paesaggio e dei monumenti antichi si é occupato della villa in modo sistematico. Durante i lavori per la sistemazione della via Appia per opera di Antonio Munoz, ispettore della Regia Sovrintendenza ai monumenti, tra il 1909 e il 1913, nel corso dei quali é stato curato anche l’aspetto”pittoresco” della strada con la piantagione di cento pini e trecento cipressi e sono stati eseguiti interventi presso il complesso di Cecilia-Metella-Castrum Caetani é stato curato l’aspetto attuale del ninfeo sulla strada, ninfeo precedentemente ridotto a rudere ingombro di macerie.

Settori, ambienti e funzioni della villa

Settore residenziale di rappresentanza.
Questi ambienti rientrano nel nucleo originario della villa(eseguiti in opera laterizia mentre quelli in opera listata sono da attribuire all’imperatore Commodo). Qui i proprietari ricevevano gli ospiti. Vi é una grande piazza lastricata circondata da stanze riscaldate e decorate con preziosi marmi dove si svolgevano banchetti e festini.

Settore residenziale privato.
E’ possibile individuare una stanza da letto, una scala di servizio, un ambiente adibito a latrina ed altro. Gli ambienti privati ,sia padronali sia della servitù, si stendevano verso l’attuale Appia Nuova, affacciandosi sulla campagna e sul fosso dello Statuario con criptoportici, servizi,piccole sale termali, disposti a terrazze, creando una quinta scenografica di grande effetto.

Teatro marittimo.
Anch’esso si affaccia verso l’Appia Nuova, é così chiamato per analogia planimetrica con il più famoso teatro di villa Adriana. Qui probabilmente sotto un colonnato si passeggiava godendo della vista verso Roma ed i colli Albani. Lo spazio interno forse ospitava un piccolo giardino.

Settore termale.
Le strutture più imponenti appartengono al settore termale, dove dominano le grandi aule del calidario e del frigidario, collegate da una serie ininterrotta di sale più piccole riscaldate e con vasche destinate ai rituali del bagno romano, di cui l’imperatore Commodo faceva un uso esagerato. Il frigidario, di cui si ignorava la funzione prima degli scavi recenti, si presenta come un vasto spazio centrale con due vasche per l’acqua fredda ai lati. La preziosa pavimentazione in marmi policromi orientali aiuta a immaginare la decorazione di questo spazio, in origine molto articolato. Di estremo interesse sono il sistema di approvvigionamento idrico che dall’acquedotto principale forniva l’acqua ai vari ambienti della villa attraverso un sistema di condotti minori e cisterne e gli impianti di riscaldamento sia del settore termale sia di quello residenziale.

Grande Ninfeo.
Qui era l’originario accesso alla villa. Un passaggio sulla destra conduce nel cortile Ninfeocurvilineo dell’edificio che conserva al centro la pavimentazione in lastroni di pietra e sui lati lacerti di un mosaico in tessere bianche. La grande esedra centrale con fontana costituisce l’elemento caratterizzante della fronte scenografica: giochi d’acqua, statue e decorazione architettonica (di cui restano in posto alcune colonne di marmo cipollino) completavano l’effetto spettacolare. Oltre la cortina in opera vittata mista, all’interno dell’edificio si snoda una serie di conserve d’acqua funzionali ad esso. Durante il Medioevo, per esigenze difensive e di controllo della viabilità, sulle strutture antiche fu installato un fortilizio di cui restano tracce evidenti nei paramenti murari in blocchetti di peperino sulla parete settentrionale e nel portico in aggetto all’interno del cortile, in cui vengono riutilizzati anche blocchi e blocchetti di tufo nonché mattoni palesemente di epoca romana. Il fortilizio era di proprietà degli Astalli.

L’Antiquarium.
E’ allestito nella ex stalla del casale moderno e custodisce le preziose sculture provenienti da scavi eseguiti nei primi decenni del ‘900. Tra queste si impone la statua colossale di Zeus seduto su una roccia,divinità cara ai fratelli Quintili e all’imperatore Marco Aurelio,loro protettore. Nelle vetrine sono esposte numerose statuette pertinenti ad un santuario dedicato a divinità per lo più orientali e a Zeus Bronton(tonante), dio dal carattere agricolo e numerosi materiali ritrovati durante gli scavi recenti,tra i quali parti di ornamenti parietali e pavimentali, monete ritratti, erme, elementi della decorazione architettonica e un grande capitello costituito dal corpo di un animale fantastico. Vi sono statue di Eracle (cui era particolarmente devoto l’imperatore Commodo), di Cautes eAppia antica Cautopates (religione mitraica), di Artemide Efesia (una delle grandi dee madri dell’Asia Minore) di Afrodite e di Asclepio. E’ stata rinvenuta pure una lastra di alabastro, evidentemente riutilizzata in epoca cristiana, che reca incisa la scritta IXTOYC. Le singole lettere che compongono questa parola,che in greco significa pesce, erano lette dai cristiani come le iniziali della frase”Gesù Cristo figlio di Dio, Salvatore”. La parte superiore della lastra, ora dispersa, conservava la scritta “liorum,interpretata nell’Ottocento come parte del nome dei Quintili. Nei secoli passati questo ritrovamento ha fatto erroneamente ritenere che i Quintili fossero cristiani e che per questo sarebbero stati uccisi da Commodo.

Eligio Rous, che è socio dell’Associazione Escursionistica di Civitavecchia “La Castellina”, ha preparato questo documento quale introduzione all’escursione del gruppo all’Appia Antica.

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