Sul Tevere, Ostia Antica e San Paolo (parte seconda)

Del Tevere ho parlato adesso tocca agli scavi di Ostia Antica. Ci dividiamo in due gruppi di circa 25 persone e iniziamo la visita su due percorsi diversi. La città è talmente vasta, aveva circa 60-70.000 abitanti, che si può tornare più volte sempre vedendo cose diverse. Il nome Ostia deriva dal latino ostium che vuol dire foce dato che all’epoca era situata sulla foce del fiume. Visitiamo una casa con molti doli interrati, la Casa dei Doli, che servivano alla conservazione di vino e olio. Nei pressi ammiriamo un pavimento a mosaico che è stato montato su una parete. Le peninsulae sono una caratteristica di Ostia e sono i condomini alti circa 20 metri che costituivano il grosso delle abitazioni. A Ostia non si trovano le ricche pitture di Pompei o di ville romane di altre località perché la città aveva una vocazione commerciale ed era abitata da coloro che lavoravano nel porto di Traiano o di Claudio. Percorriamo il decumano maximo e usciamo su via della Foce che lasciamo per visitare la domus di Amore e Psiche che prende il nome da una statua della celebre coppia. Non lontano scendiamo in un tempio mitraico dove è presente la statua di Mitra che uccide il toro. Il culto mitraico, proveniente dall’altopiano iranico, ebbe un discreto successo a Roma e condivide molte affinità con la religione cristiana che si appropriò di simboli e rituali per meglio cancellare i rivali.
La casa del Serapide aveva delle terme private, dette dei Sette Sapienti. Le signore del gruppo rimangono favorevolmente impressionate dal bagnino presente nel mosaico del pavimento. Chissà quale lasciva fantasia deve aver ispirato loro l’immaginarsi a quel tempo con simili figure maschili!
Tra questa casa e quella successiva degli Aurighi ammiriamo l’affresco della Venere e più avanti altri due affreschi raffigurati gli Aurighi che danno il nome alla domus.
Passiamo davanti alla curia, alla basilica e al tempietto circolare di Augusto per dirigerci alle terme pubbliche. Nelle vicinanze ammiriamo i gabinetti pubblici. Le sedute di marmo presentano dei fori circolari collegati con analoghi fori sulla parte verticale. Un canaletto posto anteriormente sul pavimento portava l’acqua corrente in cui intingere la spugna con manico da infilare nel foro verticale per raggiungere e pulire le parti intime stando seduti. L’indossare una tunica assicurava la riservatezza dell’operazione. Naturalmente occorreva stare attenti a bagnare la spugna prima di chi ti stava affianco per evitare miscele pericolose. Ai bagni pubblici non c’era separazione dei sessi e ci si poteva intrattenere conversando amabilmente con i vicini durante il bisogno.
Torniamo sul decumano maximo, passiamo davanti alla casa di Diana ed entriamo nello splendido teatro ancora in uso durante l’estante. Più avanti saliamo al piano superiore delle terme di Nettuno per ammirare gli splendidi pavimenti a mosaico.
Fuori dalla porta della città troviamo la necropoli che non visitiamo anche se lo merita. Raggiungiamo il pullman che ci aspetta per andare a San Paolo fuori le mura. Durante l’attesa del compattamento del gruppo scatto un paio di foto allo splendido Castello fatto costruire da Giuliano della Rovere prima di diventare Giulio II.

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