Il giro di poggio Paradiso nella cronaca di Claudia

Ore 7.30 domenica 31 maggio, guardo fuori dalla finestra e scopro che anche oggi è nuvoloso. E’ incredibile, dopo 10 giorni di caldo torrido che ci aveva fatto venir voglia di rimandare l’attività è di nuovo tempo brutto: oramai per noi della Castellina è una sfida … o una beffa!

Mi viene in mente Manzoni…” questa escursione non sa da fare “.

Comunque mi metto ” in marcia ” a preparare il pranzo per l’escursione e nello zaino aggiungo mantelle ed ombrello … non si sa mai.

Appuntamento alle 9.00, ma già dieci minuti prima viene giù il diluvio che avrà fatto cambiare idea a più di uno.

Raggiungo, con un po’ di ritardo, il piazzale davanti alla palestra e trovo Daniele – allenatore e rappresentante della Cestistica – con alcuni dei suoi ragazzi e relativi genitori; si aggiunge qualche fedelissimo della nostra Associazione ed il gruppo è fatto.

Siamo in 33 – mi dicono – di cui 10 minorenni che ci aiutano ad abbassare l’età media.

Ci dirigiamo con le macchine in località Mandrione, alla fine di via del Casaletto Rosso, dove parcheggiamole auto. Dopo aver attraversato una “passina”, prendiamo una sterrata in salita che ci porta sulla cima di Poggio Paradiso (327 s.l.m.), dove ad attenderci – oltre allo stupendo panorama – c’è un violento temporale misto a grandine: si aprono ombrelli e mantelle … in pochi minuti siamo irriconoscibili, con occhiali da sole e cappucci di fortuna. Sarà un altro segno per non andare avanti ?

Lo ignoriamo, infatti, dopo poco smette di piovere e ci incamminiamo per un’altra sterrata sotto ai ripetitori: un basolato imperfetto ci ricorda il passaggio degli Etruschi che partiti dalla Castellina del Marangone si dirigevano verso Aquae Tauri (l’attuale Ficoncella).

Superiamo uno steccato per ammirare il panorama verso i Monti della Tolfa, le ville sparse sulla collina dell’Argento e per sgranocchiare qualche barretta.

Un timido sole fa capolino tra le nuvole e ci conferma la protezione, anche questa volta, di “Santa Castellina “, la protettrice del nostro gruppo.

Scendiamo finalmente verso la parte boscosa e l’aria si fa più piacevole, l’atmosfera comincia a sciogliersi e si prende a chiacchierare.

Papà (N.d.R. Mauro Tisselli ) comincia a raccontare, ai nuovi venuti, del suo amore per questi luoghi che frequenta da più di cinquanta anni e delle bellezze che nasconde a cominciare dalle numerose specie di piante. Mostra loro in lontananza i diversi sentieri verso monte e verso mare cercando di farli orientare continuamente, mentre un rapace ci segue dall’alto a distanza.

Quasi senza accorgercene arriviamo in una radura dove troviamo tracce di ” tufelli” – mattoni d’epoca romana – che ci confermano la presenza di un’antica villa rustica.

Sento qualcuno meravigliarsi e chiedere a papà come sia possibile, trovare tracce di vita da queste parti e come riconoscere l’epoca: lui spiega che queste terre sono state studiate a lungo in passato da vari archeologi e che esistono molte prove della presenza umana lungo il Marangone fin dall’epoca preistorica.

Arriviamo al fontanile delle Forcelle che, con grande delusione dei ragazzi, è in secca ma è un’ottima scusa per fare qualche minuto di sosta.

Verso le 12.30 circa raggiungiamo il fontanile, detto delle Buche della Madonnina, pieno d’acqua e ben tenuto: cogliamo l’occasione per fare una splendida foto di gruppo e per fermarci, poco distante, a pranzo.

Un cerchio di sassi ed una catasta di legna, lasciata da precedenti visitatori, ci accoglie come una benedizione, c’è solo da prendere spiedo e salsicce ed accendere il fuoco.

Trascorriamo una piacevole ora con i ragazzi attratti dal fuoco e dal profumo delle salsicce, ma il termos del caffè ci ricorda che è ora di riprendere il cammino.

Ci dirigiamo verso il Marangone, attraverso un tratto di bosco quasi fatato, ripensando all’ultima volta che lo avevamo guadato a gennaio ricco ed impetuoso: purtroppo il caldo e l’estate alle porte ci mostrano un’immensa pietraia. Soltanto in alcuni punti l’acqua si è fermata creando uno stagno e – con grande sorpresa dei bambini di ” città ” – troviamo girini e ranocchiette.

Mi sorprende pensare che i bambini di oggi, compresi i miei figli, non abbiano mai visto uno stagno da vicino e cerco di immaginare la melodia di questo posto tra qualche settimana …

Prima di rientrare, ci allontaniamo dalla riva, per fotografare meglio, l’alta parete sedimentaria (millenaria) davanti a noi: a guardarla bene sembra un grande dolce a strati.

Nel risalire scorgiamo un bossolo dell’ultima guerra – forse inoffensivo – ma, nel dubbio, ci separiamo con profondo rispetto.

Un’ultima salita ci attende e, guarda caso, anche la pioggia: uno scroscio violento d’acqua e siamo di nuovo tutti sotto gli ombrelli.

Una parte del gruppo in lontananza ha ormai raggiunto le macchine, ci giriamo un attimo, quasi per abitudine, per salutare il bosco e – come risposta – una piccola mandria di cavalli e puledri al galoppo passa alle nostre spalle. Ora si che possiamo tornare a casa!

Claudia Tisselli

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