Quattro passi a Central Park

Dalla 46a strada andiamo sulla 6a avenue, la percorriamo fino al Radio City Music Hall, poi svoltiamo sulla 51a avenue per raggiungere la 7a avenue. Poco dopo aver superato la Carnegie Hall ci troviamo di fronte a Central Park. Entriamo da Columbus Circle dopo aver ammirato il complesso del Time Warner Center.
Central Park è un pochino più grande del Parco Uliveto di Civitavecchia, si estende per 340 ettari su una superfice rettangolare larga 800 metri e lunga oltre 4 Km; è delimitato dalla 59a strada a sud, dalla 110a a nord, dalla Central Park West che è prosegue l’8a avenue e la 5a avenue a est. Attraversiamo Sheep Meadow, un maestoso prato di circa 6 ettari, torniamo indietro per fermarci al Carousel per un giro. La giostra è del 1908 ed ha 58 cavalli, non è quella originale che fu distrutta dal fuoco nel 1924, questa fu trovata abbandonata in un vagone a Coney Island, restaurata e piazzata qui. Imbocchiamo il Mall, un viale alberato con molte statue di scrittori oltre a quella del buon Cristoforo Colombo.
Il Mall ci conduce alla Bethesda Terrace dove ammiriamo la celebre fontana ed il lago che con molta fantasia si chiama “the Lake”. L’acqua è solcata da molte barchette, quasi tutte coppiette, lui e lei, in genere rema lei, provo a spiegare alla moglie che qui usa così, non è d’accordo, allora lasciamo perdere il giro in barca. Seguiamo lo stradello verso ovest per sostare poco dopo alla Strawberry Field, l’area creata grazie ad una donazione di Yoko Ono per commemorare John Lennon. La coppia abitava qui vicino nel Dakota Building, anzi lei ci abita ancora. Usciamo dal parco per visitare il Natural History Museum, ci fermiamo all’atrio, in questo primo approccio con New York non abbiamo il tempo per i musei, torneremo prossimamente a questo scopo.
Rientramo nel parco, passiamo vicino al Delacorte Theater ed ammiriamo il Belvedere Castle, costeggiamo il Great Lawn, un grande prato dedicato ai giochi, a prendere il sole ed ai picnic, c’è pure un palco. Nelle vicinanze ammiriamo l’obelisco egiziano del 1600 a. C., il Cleopatra’s Needle, l’Ago di Cleopatra. Questo obelisco fu eretto ad Heliopolis, nel 12 a.C. i romani lo spostarono ad Alessandria, nel 1880 fu acquistato dall’Egitto per 100.000 $, trasportato ed eretto qui nel 1881 grazie alla generosità di William H. Vanderbilt.
Usciamo per ammirare la facciata del Metropolitan, purtroppo è in restauro, rientriamo per dirigersi verso sud e tornare verso downtown. Non manchiamo di fotografarci al monumento dedicato ai personaggi di “Alice nel paese delle meraviglie”, nel laghetto vicino, il Conservatory Water, ci fermiamo a vedere le evoluzioni delle barchette a vela radiocomandate. Ai margini del laghetto Hans Christian Andersen, seduto su una panchina, sta leggendo il “Brutto anatroccolo” ad un’anatra che segue con attenzione … è una scultura in bronzo del 1955. Continuiamo ad incontrare scoiattoli, ne avremo visti oltre una ventina.
Il bel sole che ci accompagna dalla mattina improvvisamente sparisce dietro uno spesso nuvolone nero, facciamo appena in tempo a trovare un riparo vicino allo zoo che si scatena un violento temporale. L’acqua sembra scaraventata giù a tocchi, alcuni bambini si divertono a correre allo scoperto, in pochi secondi sono zuppi e contenti, beati loro. Dopo 20 minuti l’acquazzone si riduce ad una lieve pioggerella, usciamo dal riparo.
Usciamo sulla Grand Army Plaza per entrare, poco più avanti nella Trump Tower. L’interno è magnifico, l’atrio, alto cinque piani, è rivestito di un marmo rosa e marrone con venuture bianche, il Breccia Pernice. C’è una grande abbondanza di specchi ed ottoni, una parete è coperta da un velo d’acqua che scende verso una vasca di raccolta sottostante.
Moglie e figlia mi regalano una maglietta ed una spilla con Brontolo acquistati nel Disney Store situato poco più avanti sulla 5a avenue; ci sarà qualche messaggio sottinteso?
Ci dividiamo tra NBA store e St. Thomas con St. Patrick.
Si riparte seguendo la 50a strada est, vediamo le Villard Houses, un gruppo di residenze in pietra marrone costruite nel 1886 ed ispirate ai palazzi italiani del 15° secolo. Le case sono collegate da una facciata unica che si sviluppo intorno ad un cortile ad U. Le Villard Houses sono adesso incorporate nel grattacielo del New York Palace Hotel che le sovrasta creando un curioso contrasto architettonico.
Oltrepassiamo la chiesa di San Bartolomeo e svoltiamo sulla 1a avenue, dopo la Trump World Tower troviamo il palazzo delle Nazioni Unite, è troppo tardi per le visite che terminano alle 16:00. Ci accontentiamo di vederlo da fuori, questa zona non è un granché.
Sulla 42a strada troviamo il Chrysler Building, il grattacielo più bello. Entriamo nell’atrio fino al limite ammesso per gli estranei, non hanno badato a spese costruendolo.
Più avanti entriamo nella monumentale Grand Station, la sala della biglietteria è veramente vasta. Un’ala è occupata da numerosi negozi, sotto c’è l’Oyster Bar, un famoso ristorante, non ci fermiamo: per accontentare i figli ceneremo all’Hard Rock Café.
Siamo stanchi, è tutto il giorno che camminiamo, ma non è finita, ci trasciniamo fino al 1501 della Broadway, l’Hard Rock è pieno di reliquie come una la chitarra di Jimi Hendrix, i vestiti dei Beatles, fogli di brutta di Jimi e John Lennon, il basso spaccato dei Nirvana … insomma, so much stuff. Mangiamo e spendiamo bene, 311 $ in sei sono tanti per come ci siamo abituati qui.


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